Le bufale galoppano nelle praterie della psichiatria…

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Le bufale galoppano nelle praterie della psichiatria…

Lunedì 21 maggio u.s. il quotidiano La Stampa ha pubblicato un’ampia inchiesta su depressione e uso di psicofarmaci in Italia. In realtà il pezzo spaziava sul disagio psichico e sui diversi approcci per superarlo, ma evidentemente il titolo – come spesso accade – ha avuto la meglio sui contenuti. “Depresso 1 italiano su 5” e “11 milioni usano psicofarmaci per curare la depressione, quattro volte più della media europea” sono certamente contenuti di forte presa sul pubblico. Peccato non corrispondano al vero.

Forse nessuno ci avrebbe fatto caso, se il leader della Lega Salvini non avesse ripreso il tema e, il giorno delle fatidiche consultazioni al Quirinale non avesse deciso di rilanciare la notizia proponendo un Governo anti-depressione.

Se ne è accorto il Post il giorno dopo, e con un articolo ben documentato: “Davvero il 20 per cento degli italiani usa psicofarmaci?” ha aperto qualche dubbio sulla veridicità dei dati riportati da La Stampa (e avventatamente ripresi da Salvini).

Proviamo a chiarire come stanno davvero le cose, districandoci tra stime, banche dati e metodi diversi per definire il fenomeno. Non considereremo le incongruenze nell’articolo stesso (es.: 800mila italiani che soffrono di disturbi psichiatrici e 11milioni che assumono psicofarmaci !) né le palesi imprecisioni (es.: 865 trattamenti ambulatoriali ogni 100.000 persone in Italia). Le domande cui proveremo a dare risposta sono essenzialmente tre:

  1. Quante sono in Italia le persone con depressione?
  2. Quante sono quelle che assumono regolarmente farmaci antidepressivi?
  3. Sono in più o in meno della media europea?

Ecco quello che risulta dai dati ufficiali.

  1. La stima più attendibile del numero di persone con diagnosi di depressione deriva dall’ISTAT che nell’indagine “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” 2012-2013 ne ha calcolato un numero pari a circa 2,6 milioni. Questo numero non è molto distante da quello derivante dal sistema di sorveglianza PASSI, del Ministero della Salute, che calcola nelle persone di età 18-69 anni un numero di persone con sintomi depressivi pari a circa 2,4 milioni.
  2. L’assunzione di farmaci antidepressivi può essere espressa facendo ricorso a diversi metodi. Quello più usato a livello internazionale è costituito dalle DDD (Defined Daily Dose, ossia la dose standard del farmaco da assumere quotidianamente in un ciclo di terapia). L’Agenzia Italiana del Farmaco, nel suo Rapporto annuale sul consumo di farmaci, ci dice che nel 2016, 37 persone su 1000 hanno assunto quotidianamente una dose standard di antidepressivo. Questo numero, rapportato alla popolazione maggiorenne (50.657.518 persone), ci indica in poco più di 1.870.000 il totale delle persone che ha assunto quotidianamente una dose standard di antidepressivo. Occorre tuttavia tener conto che non tutti seguono stabilmente la prescrizione: sempre l’AIFA indica nel 60% circa la quota di non aderenza alla terapia. Incrementando della stessa % il numero totale otterremo 2.990.000, numero che approssima verosimilmente quello delle persone che hanno assunto antidepressivi nel 2016 .
  3. Il consumo di farmaci antidepressivi nei Paesi dell’OECD, espressa in DDD, indica infine che l’Italia è tra i Paesi europei con il consumo pro capite più basso, inferiore a Germania, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia, ma anche a Grecia, Spagna e Portogallo, come risulta dalle tabelle scaricabili dal sito: http://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=HEALTH_PHMC#

In definitiva, sarebbe ora che in psichiatria si smettesse di “dare i numeri” e si ponesse maggiore attenzione alle informazioni che si diffondono, alle fonti ufficiali, ai metodi utilizzati. E’ chiedere troppo?

 

2018-05-23T20:21:34+00:00 23 maggio 2018|News, News in evidenza|