È apparso su Nature il mese scorso un commento di un gruppo internazionale di esperti di salute mentale e cambiamento climatico. Gli autori richiamano l’attenzione su un aspetto ancora poco considerato nelle politiche ambientali internazionali: le conseguenze sulla salute mentale del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento. Nonostante siano sempre più numerose le evidenze sui loro effetti psicologici e sociali – dallo stress e dall’ansia legati agli eventi climatici estremi fino alle conseguenze dell’esposizione a sostanze tossiche – i principali trattati ambientali globali affrontano raramente questi problemi in maniera esplicita.

Secondo gli autori, salute mentale e tutela dell’ambiente dovrebbero quindi essere considerate in modo più integrato. Ciò significa includere il benessere psicologico tra gli obiettivi delle politiche ambientali, sviluppare indicatori che permettano di valutarne gli effetti sulla salute mentale e destinare risorse alla prevenzione e agli interventi nelle comunità più esposte. Una maggiore collaborazione tra esperti di ambiente, salute pubblica e salute mentale permetterebbe inoltre di progettare risposte più efficaci alle crisi ambientali.

L’integrazione della salute mentale nei trattati internazionali non rappresenterebbe dunque soltanto un ampliamento delle politiche sanitarie, ma un modo per riconoscere pienamente gli effetti che il deterioramento dell’ambiente può avere sulla salute e sul benessere delle persone.

A fronte dell’indubbio interesse di un’iniziativa che contribuisce a un dibattito importante per chi vi è coinvolto come professionista, utente e cittadino, resta tuttavia una perplessità di fondo: prima ancora di chiedersi se i trattati ambientali prestino la necessaria attenzione alla salute mentale, vale la pena domandarsi quanto siano efficaci nel raggiungere i loro stessi obiettivi ambientali. I trattati internazionali rappresentano uno dei principali strumenti attraverso cui si cerca di promuovere la cooperazione globale, ma le evidenze disponibili sulla loro efficacia invitano alla cautela. Una vasta revisione sistematica di 224 studi ha infatti rilevato che, nel complesso, essi raramente sembrano produrre gli effetti per cui sono stati concepiti, con risultati più consistenti soprattutto nell’ambito del commercio e della finanza (Hoffman et al., 2022).

Bibliografia

Kumar et al. Why environmental treaties must also address mental health. Global conventions have mainly overlooked the psychological and social impacts of climate change, biodiversity loss and pollution. Here’s how to change that https://www.nature.com/articles/d41586-026-02450-3. Nature 2026;656:292-296. doi: https://doi.org/10.1038/d41586-026-02450-3

Hoffman et al. International treaties have mostly failed to produce their intended effects https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2122854119. PNAS 2022; 119 (32): e2122854119