Lo studio, pubblicato sul numero di gennaio di quest’anno di BMC Medicine, esamina le evidenze disponibili sull’efficacia degli interventi messi in atto alla comparsa dei primi sintomi di un disturbo mentale. I risultati mostrano che le conoscenze più solide riguardano le psicosi: programmi intensivi e multidisciplinari avviati dopo il primo episodio possono migliorare diversi esiti clinici e funzionali, anche se le strategie per ridurre il tempo trascorso senza trattamento producono risultati meno uniformi. Per le persone considerate ad alto rischio di psicosi, invece, le prove sulla capacità degli interventi di prevenire l’esordio del disturbo rimangono limitate.
Il quadro è ancora più incerto per altri disturbi. Emergono alcuni risultati promettenti per i disturbi alimentari, mentre mancano evidenze robuste sugli interventi precoci per condizioni molto diffuse come depressione e ansia. Gli autori sottolineano inoltre che stigma, scarsa conoscenza dei sintomi, difficoltà di accesso ai servizi e carenza di personale e risorse possono ritardare le cure. Nel complesso, la revisione indica quindi un forte potenziale dell’intervento precoce, ma anche la necessità di estendere la ricerca oltre le psicosi e di sviluppare servizi capaci di intervenire tempestivamente su una gamma più ampia di problemi di salute mentale.
Bibliografia
Lee J, Barnett P, Goldsmith LP, et al. Early interventions for first onset of symptoms of mental health conditions: an umbrella review of systematic reviews https://link.springer.com/article/10.1186/s12916-026-04617-1#Sec19. BMC Med 24, 116 (2026). https://doi.org/10.1186/s12916-026-04617-1