Un recente studio (1), pubblicato da Luykx et al. su Lancet Psychiatry, esplora l’efficacia transdiagnostica e la sicurezza della clozapina in individui affetti disturbi mentali gravi (schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo delirante, disturbo bipolare, disturbo depressivo maggiore, depressione psicotica, disturbo borderline di personalità). Utilizzando i dati dei registri nazionali di Finlandia e Svezia, i ricercatori hanno impiegato un “disegno intra-soggetto” per confrontare la clozapina con altri antipsicotici orali, misurando principalmente le ospedalizzazioni psichiatriche e secondariamente le ospedalizzazioni per altre cause. Dai risultati è emerso che l’uso della clozapina è associato ad una riduzione del rischio di ospedalizzazione psichiatrica rispetto ad altri antipsicotici orali in tutti i disturbi, eccetto il disturbo borderline di personalità; le riduzioni maggiori sono state osservate nella schizofrenia e nel disturbo schizoaffettivo. In termini di sicurezza non è emersa alcuna evidenza di un aumento dei rischi di ospedalizzazione per qualsiasi causa o di mortalità associati all’uso di clozapina per tutti i disturbi esaminati. Inoltre, nel disturbo bipolare la clozapina ha mostrato performance superiori rispetto agli stabilizzanti dell’umore in termini di ospedalizzazione psichiatrica, e rispetto agli altri antipsicotici per diversi esiti specifici del disturbo.
Dallo studio emerge quindi l’efficacia e la sicurezza transdiagnostiche della clozapina, in particolare nei disturbi dello spettro schizofrenico, nel disturbo bipolare e nelle forme gravi di depressione, mentre l’efficacia della clozapina non è stata supportata per il disturbo borderline di personalità (DBP).
Considerata la sostanziale coerenza dei risultati tra due ampie coorti nazionali, tali evidenze potrebbero sostenere la necessità di aggiornare le linee guida cliniche per includere un uso più ampio della clozapina per i disturbi affettivi e psicotici gravi.
Uno studio (2) condotto sul database amministrativo della Regione Lombardia osservando 42.434 persone trattate con antipsicotici per un periodo di 20 anni ha messo in evidenza che la clozapina era il farmaco con minor tasso di interruzione, giungendo anch’esso alla conclusione di riconsiderare l’utilizzo della clozapina in modo da massimizzarne i benefici minimizzando gli importanti effetti collaterali.
Bibliografia
- Luykx et al. Transdiagnostic effectiveness and safety of clozapine in individuals with psychotic, affective, and personality disorders: nationwide and meta-analytic comparisons with other antipsychotics. The Lancet Psychiatry 2025; 12(12): 921–31.
- Parabiaghi et al. 2001–2021 Comparative Persistence of Oral Antipsychotics in Patients Initiating Treatment: Superiority of Clozapine in Time-to-Treatment Discontinuation. Pharmacopsychiatry 2025; 58(04): 159-69.