A cura di Fabrizia Paolone et al.1
I movimenti oculari sono essenziali per comprendere le basi neurobiologiche delle malattie di interesse psichiatrico come la schizofrenia in quanto consentono l’identificazione di pattern neurali disfunzionali. Queste malattie esibiscono una serie di deficit cognitivi come l’attenzione, l’inibizione comportamentale, il controllo esecutivo, l’esplorazione visiva, la predizione sensori-motoria, la pianificazione del movimento, che sono in parte responsabili del grave disfunzionamento nelle varie aree del vivere quotidiano e dei deficit lavorativi di tali pazienti.
Le alterazioni dei movimenti oculari, inoltre, sono geneticamente determinate e sono degli endofenotipi cruciali per lo studio dei pazienti affetti da schizofrenia in quanto significativamente alterati nei loro familiari di primo grado.
I deficit dei saccadi, anti-saccadi e dei pursuit sono fra gli endofenotipi più replicati negli studi sulla schizofrenia, ma molto importanti sono anche i compiti di fissazione e di blinking nonché gli aggiustamenti oculari, considerati indici di riprogrammazione motoria e di attività cognitiva.
Nello specifico, i movimenti saccadici hanno la funzione di portare l’immagine periferica sulla fovea. Il compito delle antisaccadi, al contrario, richiede di sopprimere una saccade riflessa verso uno stimolo e di compiere volontariamente il movimento nella direzione opposta. Le alterazioni più comuni interessano gli errori antisaccadici, la latenza elevata delle risposte corrette e la difficoltà di inibizione e del controllo esecutivo.
La fissazione è una stabilizzazione dell’occhio su un punto specifico che richiede una interruzione delle saccadi, tuttavia durante questo periodo, gli occhi compiono piccoli e involontari micromovimenti per mantenere la nitidezza dell’immagine, anche se appaiono fermi.
I pursuit riguardano il mantenimento dell’immagine stabile sulla fovea durante l’inseguimento di un oggetto in movimento. I pazienti con schizofrenia, mostrano frequentemente aggiustamenti oculari (piccole saccadi correttive) di riprogrammazione motoria, necessari per correggere lo scarto tra posizione del target e posizione dell’occhio. Ogni aggiustamento oculare richiede una rilevazione sensoriale dell’errore, un aggiornamento del modello interno del movimento e la selezione di una nuova risposta.
Il blinking spontaneo è il movimento rapido e involontario delle palpebre che consiste nella chiusura e riapertura dell’occhio senza particolari stimoli, considerato indice indiretto di attività dopaminergica, stato attentivo, carico cognitivo, livelli di stress o affaticamento.
L’analisi dei movimenti oculari, in conclusione, contribuisce a chiarire le disfunzioni dei sistemi neurali coinvolti nel disturbo dello spettro schizofrenico anche in soggetti non trattati o in fase precoce, suggerendone un possibile ruolo di «bio-marcatore di vulnerabilità».
L’applicazione clinica pertanto è un fatto realistico e concretamente realizzabile anche in considerazione delle linee guida della World Federation of Societes of Biological Psychiatry che li raccomanda come strumenti aggiuntivi di valutazione nei servizi di salute mentale, contribuendo a diagnosi più precise, interventi più tempestivi e strategie preventive personalizzate. Questo consentirebbe di:
- Precisare e facilitare le diagnosi attraverso l’uso clinico sistematico in popolazione di pazienti all’esordio di disturbi psichiatrici ovvero in soggetti ad alto rischio in corso di definizione.
- Avvalorare o meno il sospetto di un sottostante fenotipo geneticamente correlato attraverso lo studio di familiari di primo grado di probandi in stato mentale a rischio o all’esordio psicotico definito.
- Aumentare il potenziale diagnostico, in soggetti con quadro clinico incerto/controverso, ma con un familiare affetto.
- Valore predittivo (positivo o negativo) o di sospetto in persona con difficoltà linguistiche, ma con comportamenti suggestivi di psicosi sottostante.
- Incrementare l’efficienza diagnostica nelle malattie del neurosviluppo come ADHD, e Autismo ad alto funzionamento.
- Identificazione di possibili anomalie oculomotorie aspecifiche neurologiche.
- Conferire un valore diagnostico su lesioni cerebrali acquisite.
A nostro avviso le tre caratteristiche fondamentali di potenziale predittivo, preventivo e di utilità clinica in servizi per adulti e adolescenti ne sostengono l’utilità per un uso routinario nei servizi di salute mentale.
Note
1 F. Paolone, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Centro di Salute Mentale di Penne; F. Bolino, Direttore dell’Unità Operativa Complessa CSM Pescara Sud, V. Di Michele, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Pescara; A. Rufa, Professore Associato di Neurologia, Università di Siena.
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