Il DSM, il principale manuale utilizzato per diagnosticare i disturbi mentali, è da tempo oggetto di critiche perché si concentra su elenchi di sintomi piuttosto che sulle cause e perché tende a sottovalutare i fattori sociali, culturali e ambientali. In risposta a queste critiche, l’American Psychiatric Association (APA) ha elaborato una roadmap che delinea i piani per il futuro del DSM, riassunta sul numero di gennaio 2026 dell’American Journal of Psychiatry.

Tra le principali novità c’è il riconoscimento che i disturbi mentali riflettono una complessa interazione di tutte le caratteristiche della condizione umana: fattori ambientali, socio-economici, culturali – oltre a quelli biologici. L’APA intende perciò dare maggiore rilievo alla qualità della vita percepita dai pazienti e ai determinanti sociali, mantenendo al tempo stesso un forte ancoraggio alle evidenze scientifiche.
Un cambiamento simbolico ma significativo riguarda il nome del manuale, che dovrebbe diventare “Diagnostic and Scientific Manual”, a indicare uno spostamento di enfasi verso la ricerca e il sostegno alle politiche sanitarie, oltre che all’utilizzo nella clinica.

È improbabile che la prossima edizione includa biomarkers, poiché al momento non ne esistono di sufficientemente affidabili. Tuttavia, il DSM mirerà a fornire un quadro di riferimento per integrarli in futuro. Le aree di ricerca più promettenti includono i modelli di connettività cerebrale nella schizofrenia, i marcatori genetici dell’autismo e i marcatori infiammatori nella depressione.

Nel complesso, anche se non è ancora chiaro quando una nuova edizione sostituirà il DSM-5, il futuro DSM dovrebbe servire come guida alla ricerca e come riflesso delle incertezze scientifiche, piuttosto che come strumento per diagnosi biologiche definitive.

Initial Strategy for the Future of DSM